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01 gennaio 2014

Aliquota IVA del 10% per tutte le somministrazioni di alimenti e bevande tramite distributori automatici, a prescindere dal luogo di ubicazione degli stessi


Aliquota IVA del 10% per tutte le somministrazioni di alimenti e bevande tramite distributori automatici, a prescindere dal luogo di ubicazione degli stessi.
L’art. 20, co. 3, D.L. 63/2013 prevede l’applicazione delle suddette novità a partire dal 1° Gennaio 2014.

07 dicembre 2013

UTILIZZO COUPON PROMOZIONALI


Da qualche tempo  assistiamo al fatto che anche gli Enti senza finalità di lucro (siano essi costituiti in forma di Associazione, Sportiva o meno, o di Società Sportiva Dilettantistica) si sono rivolti a Società commerciali per di promuovere le proprie attività attraverso la vendita di coupon promozionali il cui valore nominale incorpora una determinata quantità di beni o prestazioni.

Sotto il profilo economico è opportuno precisare che si tratta di operazioni rilevanti costituenti reddito imponibile e pertanto riconducibili alle attività commerciali che possono essere poste in essere da detti Enti e per i quali occorre che gli stessi siano in possesso di partita IVA per l’esercizio secondario e sussidiario di queste attività. E’ infatti assolutamente evidente come un meccanismo del genere (per quanto legittimo) nulla abbia a che vedere né con la con il rapporto associativo proprio delle Associazioni, né con quello di tesserato/iscritto proprio delle S.R.L. sportive senza finalità di lucro. Infatti nell’ambito di questa pratica, come detto commerciale, gli utilizzatori finali rientrano nell’ambito di quei soggetti interessati all’esclusiva erogazione di un determinato servizio “una tantum” da parte di un Ente.

Ebbene, qual è il trattamento tributario di questi proventi ai fini IRES e IVA?

Nella sostanza i soggetti coinvolti nell’operazione in questione (acquisto di un coupon da parte di un soggetto emesso da una Società relativo ad i servizi promossi da un altro Ente) sono tre:

· la società emittente i coupon,

· l’ente che eroga il servizio,

· l’utilizzatore finale.

Tali coupon, come specificato dall’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione N. 21/E del 22 Febbraio 2011, “non possono qualificarsi quali titoli rappresentativi di merce, bensì quali semplici documenti di legittimazione ai sensi dell'articolo 2002 del codice civile. In sostanza, il buono può essere considerato alla stregua di un documento che consente l'identificazione dell'avente diritto all'acquisto di un bene o di un servizio, con la possibilità di trasferire tale diritto senza l'osservanza delle forme proprie della cessione.
Ne consegue che la circolazione del buono medesimo non comporta anticipazione della cessione del bene cui il buono stesso dà diritto e non assume rilevanza ai fini IVA. In particolare, pur in assenza di un'espressa regolamentazione della specifica fattispecie, si ritiene che la cessione dei titoli di legittimazione possa essere ricondotta nell'ambito applicativo dell'articolo 2, terzo comma, lettera a), del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, ai sensi del quale "Non sono considerate cessioni di beni ... a) le cessioni che hanno per oggetto denaro o crediti in denaro".

Cosa accade nei fatti?

Solitamente una volta incassato il valore economico del coupon, la società emittente provvederà a rimborsare il valore dello stesso all’Ente non profit nel momento in cui quest’ultimo attesti l’erogazione del servizio acquistato dall’utilizzatore. Sebbene l’erogazione del servizio avvenga senza alcuna transazione finanziaria tra l’Ente non profit e l’utilizzatore finale (dal momento che quest’ultimo ha acquistato il servizio attraverso altra Società), il momento di effettuazione dell’operazione assume rilievo ai fini IVA e l’Ente sarà obbligato ad emettere fattura per l’intero valore del servizio incorporato nel coupon.

ESEMPIO

L’Associazione PIPPO (sia essa sportiva o meno, oppure anche una S.S.D.) si affilia ad una società emittente di coupon (PLUTO) e stabilisce mediante specifico contratto la cessione di un servizio il cui valore è di 100 euro. L’utilizzatore finale acquisterà pertanto il coupon trasferendo 100 euro a PLUTO. Quando l’operazione sarà effettuata PIPPO dovrà emettere una fattura per l’intero valore del coupon e cioè 100 euro comprensivi di IVA.

PLUTO a quel punto provvederà a liquidare l’importo concordato trattenendo una percentuale come corrispettivo per il servizio promozionale (che possiamo ipotizzare in 40 euro ivati) e PIPPO riceverà pertanto 60 euro e contestualmente gli sarà rilasciata una fattura di euro 40 ivati corrispondente alla commissione per il servizio prestato.

PIPPO dovrà poi provvedere a liquidare l’IVA secondo il proprio regime fiscale pagando altresì l’IRES alle scadenze stabilite dalla legge.

07 novembre 2013

Utilizzo corretto dei voucher


L’esigenza di regolarizzare la natura dei rapporti con i collaboratori può portare a valutare l’ipotesi dei voucher (i cosiddetti “buoni lavoro”) anche in alternativa a formule contrattuali più tradizionali.

Sul punto il D.L. Lavoro (n. 76/2013, convertito nella L. n. 99/2013) ha stabilito che il rapporto gestito con i voucher non debba più avere natura “meramente occasionale”, essendo esclusivamente indispensabile il rispetto del valore economico della prestazione (la ratio legis che ha ispirato la norma induce a ritenere che il limite economico da solo certifichi l’occasionalità della prestazione), pari a:

- 5.000 euro annui per ciascun lavoratore (limite che scende a 3.000 euro se il lavoratore percepisce indennità a sostegno del reddito). Da ciascun committente (imprenditore commerciale o professionista che sia) il lavoratore non potrà percepire più di 2.000 euro;

- 5.000 euro annui per i rapporti privati (da soggetti che non siano imprenditori commerciali, professionisti e non rientranti nel settore agricolo).

Vediamo nel dettaglio come funzionano.

ACQUISTO ED ATTIVAZIONE: è possibile acquistare i buoni lavoro presso l’INPS, le Poste Italiane oppure le Tabaccherie autorizzate. Una volta acquistati gli stessi potranno essere attivati semplicementecomunicando i dati del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione. Detta attivazione potrà avvenire tramite:

- la procedura on line (e quindi accedendo al portale INPS nella sezione “Utilizzare i buoni lavoro - Accesso alla procedura telematica e alla procedura PEA tabaccai e sportelli bancari e Uffici Postali”);

- il Contact Center;

- il fax.

L’equivalente economico del voucher potrà essere riscosso direttamente dal lavoratore al netto delle trattenute previdenziali ed assistenziali (indicate di seguito) presso gli sportelli postali.

In alternativa è possibile utilizzare il servizio telematico.

Per poter utilizzare i voucher telematici occorre in prima battuta effettuare la registrazione sul sito dell’INPS (www.inps.it). A tale registrazione possono procedere alternativamente sia rappresentante legale dell'Ente che una persona dipendente dell'Ente da delegare (si precisa che in questo secondo caso la persona individuata dovrà richiedere un’utenza INPS per presentare successivamente una domanda di abilitazione tramite modello “SC53”).

Chiaramente anche colui il quale presterà la propria attività lavorativa dovrà essere un utente registrato il quale, dopo aver ricevuto conferma telefonica del corretto espletamento delle pratiche direttamente dal “Contact Center”, riceverà al proprio domicilio la “INPS card” (tendenzialmente entro 25 giorni lavorativi), che occorrerà al fine di accreditare i compensi relativi alle prestazioni dallo stesso effettuate.

DENUNCIA:terminato l’iter di cui sopra, è possibile procedere alla cosiddetta “denuncia preventiva” delle prestazioni di lavoro, da effettuare nei giorni antecedenti l’inizio della prestazione o il giorno stesso. Nella denuncia, oltre all’indicazione dei soggetti che intraprenderanno l’attività lavorativa, andranno indicati altresì una serie specifica di dati, tra i quali: tipo di Ente/Impresa, data di inizio e fine prevista della prestazione, luogo di lavoro, …

PAGAMENTO:l’Ente, prima di poter procedere al pagamento della prestazione lavorativa, dovrà dichiarare l’avvenuta esecuzione della prestazione. In quella fase l’Ente dovrà specificare la data di inizio e di fine della prestazione lavorativa effettuata, l'aliquota del compenso netto (pari al 75% del valore nominale del buono lavoro) ed il valore economico da attribuire alla prestazione.

Solo a quel punto il sistema potrà provvedere al pagamento della prestazione al lavoratore.

VALORE DEL VOUCHER: il voucher ha un valore nominale (lordo) di 10, 20 o 50 euro. Esso comprende i seguenti oneri:

- contribuzione a favore della gestione separata INPS (13%);

- assicurazione anti-infortuni (7%);

- compenso al concessionario (INPS) per la gestione del servizio (5%).

Ciò significa che il valore netto di un voucher acquistato dal committente a 10 euro è pari a 7,50 euro, e corrisponde al compenso minimo a fronte di un'ora di prestazione.

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