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07 ottobre 2013

attivita' presso Enti Pubblici


Capita frequentemente che le Associazioni non profit (siano esse sportive o culturali) si trovino ad organizzare attività presso Enti pubblici (soprattutto Scuole ma anche Comuni). Ebbene, le prestazioni fornite dall’Ente devono considerarsi esenti IVA? Soggette ad IRES e IRAP?

COSA DICE LA LEGGE?

Art. 10 n. 20, D.P.R. 633/1972

Sono esenti dall’imposta:

20) le prestazioni educative dell'infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere, anche per la formazione, l'aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale, rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni e da ONLUS, comprese le prestazioni relative all'alloggio, al vitto e alla fornitura di libri e materiali didattici, ancorché fornite da istituzioni, collegi o pensioni annessi, dipendenti o funzionalmente collegati, nonché le lezioni relative a materie scolastiche e universitarie impartite da insegnanti a titolo personale;

”.

Art. 143, D.P.R. 917/1986 (TUIR)

3. Non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 73:

a) i fondi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;

b) i contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche ai predetti enti per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di cui all'articolo 8, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come sostituito dall'articolo 9, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, di attività aventi finalità sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali degli enti stessi“.

Art. 148, D.P.R. 917/1986 (TUIR)

3. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un'unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonché le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati.

“.

COSA SIGNIFICA?

1. Sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10 n. 20 del D.P.R. 633/1972 le somme corrisposte a istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni o ONLUS finalizzate all’educazione dell'infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere, inclusa la formazione, l'aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale.

2. Non concorrono a formare il reddito (imponibile) degli Enti non commerciali (e dunque non sono soggetti a tassazione IRES e IRAP) i contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche ai predetti Enti per lo svolgimento in regime di convenzione o accreditamento di attività aventi finalità sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali degli enti stessi, e questo ai sensi dell’art. 143, del D.P.R. 917/1986.

3. I corrispettivi specifici versati per attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e rivolte agli iscritti, associati o partecipanti non si considerano commerciali, e pertanto dette somme rientrano nel novero delle attività non costituenti reddito imponibile (o istituzionali).

In altre parole i contributi corrisposti ad Enti non commerciali da parte delle Amministrazioni pubbliche non concorrono a formare il reddito imponibile degli stessi, e pertanto non sono soggetti a tassazione (e per logica nemmeno ad IVA) rientrando essi di fatto nel novero delle attività istituzionali, al verificarsi contemporaneo delle seguenti condizioni:

- le somme corrisposte dall’Amministrazione pubblica all’Ente non commerciale devono avere necessariamente la natura di “contributo” (e dunque non di “corrispettivo”);

- deve esistere un rapporto di convenzionamento/accreditamento fra l’Ente non commerciale e l’Amministrazione pubblica (evidentemente attraverso idoneo accordo sottoscritto dai legali rappresentanti di entrambi);

- l’attività erogata dall’Ente non commerciale deve avere una finalità sociale che risulti altresì conforme e coerente con gli scopi istituzionali dello stesso.

07 settembre 2013

SPESE DI TRASFERTA


Nell’ambito sportivo dilettantistico, gli articoli 67 e 69 del TUIR e l’art. 90 della Legge n. 289/2002 testualmente così statuiscono:

ART. 67 TUIR – Redditi Diversi

Sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell'esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, ne' in relazione alla qualità di lavoratore dipendente:

m) le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall'Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche.

ART. 69 TUIR – Premi, vincite e indennità

1. I premi e le vincite di cui alla lettera d) del comma 1 dell'articolo 67 costituiscono reddito per l'intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione.

2. Le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi di cui alla lettera m) del comma 1 dell'articolo 67 non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d'imposta a 7.500 euro. Non concorrono, altresì, a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all'alloggio, al viaggio e al trasporto sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale.

ART. 90 legge 289/2002 – Disposizioni per l'attività sportiva dilettantistica

1. Le disposizioni della legge 16 dicembre 1991, n. 398, e successive modificazioni, e le altre disposizioni tributarie riguardanti le associazioni sportive dilettantistiche si applicano anche alle società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro.

23. I dipendenti pubblici possono prestare la propria attività, nell'ambito delle società e associazioni sportive dilettantistiche, fuori dall'orario di lavoro, purché a titolo gratuito e fatti salvi gli obblighi di servizio, previa comunicazione all'amministrazione di appartenenza. Ai medesimi soggetti possono essere riconosciuti esclusivamente le indennità e i rimborsi di cui all'articolo 81, comma 1, lettera m), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

Vista la rilevanza assoluta del tema, al fine di chiarire e meglio inquadrare gli aspetti disciplinati dalle norme sopra riportate, precisiamo taluni concetti.

TRASFERTA: con tale termine si vuole indicare l’esercizio, da parte del “lavoratore”, della propria “prestazione di lavoro” in luogo diverso e fuori dal comune, dove si trova la normale sede di “lavoro”.


SEDE DI LAVORO: con la Circolare n. 58/2001, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che per “sede di lavoro” si intende quella che “risulta dal contratto, dalla lettera di incarico o dall’atto di nomina e che di regola, coincide con una delle sedi del datore di lavoro”. Qualora, per le peculiari caratteristiche dell’attività di collaborazione non sia possibile individuare la stessa o non coincida con il luogo in cui si trova la sede della società, è possibile far riferimento, ai fini dell’applicazione del comma 5 dell’articolo 51 TUIR, al domicilio fiscale del collaboratore. In presenza dei suddetti requisiti, il rimborso delle spese di trasferta, eventualmente concesso al lavoratore da parte del datore di lavoro, non concorre alla formazione del reddito del prestatore in conformità a quanto previsto dall’art. 51 del TUIR.

Il rimborso spese corrisposto agli sportivi dilettanti (ex lege 342/2000) è definito “forfetario”, in quanto slegato dalla presentazione di adeguati giustificativi di spesa, ma comporta l’obbligo per gli enti sportivi dilettantistici eroganti di operare, sulla parte eccedente la franchigia annua di 7.500 euro e fino a 28.158 euro, una ritenuta a titolo d’imposta del 23% cui aggiungere una percentuali pari all’addizionale regionale, che diventa d’acconto per i rimborsi eccedenti tale ultimo limite.

Qualora la prestazione sia svolta al di fuori del territorio comunale, non concorrono alla formazione del reddito, i rimborsi delle spese sostenute e documentate dal “lavoratore - trasfertista” relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto, in quanto rappresentano una refusione delle spese sostenute. Rientrano tra le spese rimborsabili, le indennità chilometriche purché venga corrisposto un costo per chilometro non superiore a quanto previsto dalla tariffa ACI vigente nel giorno della trasferta e riferita al tipo di mezzo di trasposto utilizzato.

L’eventuale rimborso chilometrico, per la parte eccedente a quanto calcolato in applicazione delle tariffe ACI, concorrerebbe al raggiungimento della franchigia di 7.500 euro di cui agli artt. 67 e 69 del TUIR.

Per ragioni di prudenza è opportuno precisare che si ritengono escluse, in quanto non risulta possibile identificarle con il termine “trasferta”, le spese sostenute dal “lavoratore” per il tragitto che il medesimo compie per recarsi normalmente presso la propria abituale sede di lavoro, con la conseguenza che tali spese di viaggio, anche se adeguatamente documentate ad esempio attraverso biglietti dell’autobus, del treno o pedaggi autostradali, vanno in ogni caso a formare il reddito imponibile fiscale e previdenziale.

ADEMPIMENTI DEL TRASFERTISTA: egli, qualora abbia effettuato la trasferta per conto e nell’interesse dell’Ente, può richiedere il rimborso presentando una specifica ed analitica nota spese. Qualora l’importo della nota spese sia superiore a 77,47 euro andrà apposta sulla stessa, come più volte precisato, una marca da bollo di importo pari a euro 2, riportante la data contestuale o anteriore a quella della richiesta di rimborso.

29 agosto 2013

LA RESPONSABILITA' NELLE ASSOCIAZIONI NON RICONOSCIUTE


Come gia' piu' volte  puntualizzato, a fronte di un accertamento eseguito nei confronti delle persone giuridiche risulta di fondamentale importanza individuare il soggetto fiscalmente responsabile.

Nelle Società di capitali, in linea generale e salvo il caso di cancellazione dal registro delle imprese, risponde la Società stessa con il proprio patrimonio, per cui appaiono inesistenti gli atti intestati ai legali rappresentanti, dal momento che ogni eventuale pretesa deve essere necessariamente rivolta all’Ente, dotato di per se stesso della cosiddetta autonomia patrimoniale perfetta.

Nelle Società di persone invece, sotto il profilo delle imposte il soggetto passivo rimane la Società stessa, mentre i soci possono essere chiamati a rispondere in via sussidiaria per i debiti sociali, e pertanto anche quelli di natura tributaria.

Profondamente diverso risulta invece il ragionamento connesso alla responsabilità fiscale all’interno di una Associazione non riconosciuta, e pertanto costituita ai sensi degli articoli 36 e seguenti del Codice Civile. Infatti, stante l’assenza di norme fiscali specifiche, per definire i confini di questa responsabilità occorre verificare il testo delle disposizioni del Codice Civile e delle eventuali leggi speciali ad esso collegate. Sotto questo profilo, la sentenza 447/2013 della Commissione Tributaria Provinciale di Messina ha confermato che per l’individuazione dei soggetti fiscalmente responsabili all’interno delle Associazioni non riconosciute si applica, anche ai fini tributari, l’articolo 38 del Codice Civile, che così dispone: “Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione (Cod. Proc. Civ. 19)”. In base al dettato della norma riportata quindi, a conferma di quanto da noi sempre precisato, delle obbligazioni di un’Associazione non riconosciuta rispondono quindi anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto della stessa (e ciò dal momento che dette tipologie di Enti non godono dell’autonomia patrimoniale perfetta né sussiste separazione patrimoniale alcuna), circostanza che non risulta pertanto legata alla semplice titolarità della rappresentanza legale dell’Associazione (non per forza è il Presidente il responsabile), e questo come più volte precisato anche dalla Suprema Corte di Cassazione.

Ciò significa che Agenzia delle Entrate, al fine di azionare una pretesa nei confronti di un determinato soggetto, dovrà dimostrare la sussistenza dei requisiti suesposti, dal momento che in difetto il ricorso del contribuente andrà accolto.

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